Commento stizzito standard: ecco il solito libro comunista che dice peste e corna degli Stati Uniti d’America. Ma noi dovremmo solo ringraziarli, per quello che hanno fatto. Colto sul serio in una libreria emiliana.
Non c’è dubbio, noi dobbiamo ringraziarli, gli Stati Uniti. Noi. Ci sono circa cinquanta nazioni, però, che sarebbero di parere lievemente diverso. Non sempre gli States sono stati buoni e gentili, quando si trattava di esportare democrazia. E non sempre hanno avuto a cuore le sorti dei popoli che andavano a liberare. Spesso e volentieri, infatti, hanno massacrato o sponsorizzato massacratori, fornito strumenti e uomini per massacrare, fornito alibi e appoggio a chi massacrava.
Tutto documentato nel libro di Blum. Il quale, ex funzionario del Dipartimento di Stato americano, poi fuoriuscito per protesta contro la guerra nel Vietnam, raccoglie in questo volume (“corposo” scriverebbe il NYT) il frutto dei suoi trent’anni di inchieste sulla politica estera americana. Una politica estera che, come chiarisce nell’introduzione, è sempre stata votata al potenziamento strategico degli Stati Uniti, all’espansione senza limiti in ogni angolo del mondo. Con un triste corollario: qualsiasi paese, qualsiasi popolo si fosse ribellato al volere del Governo USA, sarebbe stato rimesso in riga, con le buone o con le cattive. Senza nessun riguardo per il colore o il tipo di politica: bastava alzare la testa ed avere la pretesa di gestire da sé le proprie sorti, e si entrava automaticamente nella lista dei cattivi.
Gli esempi non mancano. In un lungo excursus storico che parte dalla fine della seconda guerra mondiale, Blum illustra, basandosi su documenti desecretati della Cia e del Dipartimento di Stato, l’ingerenza degli USA negli affari di una cinquantina di paesi, tra cui il colpo di Stato in Iran, l’insorgere della violenza in Guatemala, il consolidarsi delle milizie Taleb nell’Afghanistan occupato dai sovietici. Per finire a storie dei giorni nostri, poco raccontate ma non per questo meno inquietanti, come i quasi due milioni di morti in Iraq a causa di un embargo fin troppo soffocante o la sponsorizzazione della divisione etnica della Jugoslavia.
Da leggere per avere un punto di vista diverso sulla dottrina occidentale dell’intervento armato umanitario. Da tenere in casa e consultare come un’enciclopedia, per capire, attraverso i documenti stilati dai suoi funzionari e politici, in che modo l’America ha visto il suo ruolo nel mondo post-guerra fredda, e come continua ad agire tutt’oggi al di là dei proclami di guerra al terrorismo ed alle armi di distruzione di massa.