lunedì, 25 ottobre 2004

"ma cosa devo fare allora?" -"danzare" rispose "continuare a danzare, finchè ci sarà musica. Capisci quello che ti sto dicendo? devi danzare. Danzare senza mai fermarti. Non devi chiederti perchè. Non devi pensare a cosa significa. Il significato non importa, non c'entra. Se ti metti a pensare a queste cose, i tuoi piedi si bloccheranno. E una volta che saranno bloccati, io non potrò più fare niente per te. Tutti i tuoi collegamenti si interromperanno. Finiranno per sempre. E tu potrai vivere solo in questo mondo. Ne sarai progressivamente risucchiato. Perciò i tuoi piedi non dovranno mai fermarsi. Anche se quello che fai può sembrarti stupido, non pensarci. Un passo dopo l'altro, continua a danzare. E tutto ciò che era irrigidito e bloccato piano piano comincerà a sciogliersi. Per certe cose non è ancora troppo tardi. I mezzi che hai, usali tutti. Fai del tuo meglio. Non devi avere paura di nulla. Adesso sei stanco. Stanco e spaventato. Capita a tutti. Ti sembra sbagliato. Per questo i tuoi piedi si bloccano" Alzai gli occhi e guardai la sua ombra sul muro. - "danzare è la tua unica possibilità" continuò "devi danzare, e danzare bene. tanto bene da lasciare tutti a bocca aperta. Se lo fai, forse anch'io potrò darti una mano. Finchè c'è musica, devi danzare!"


Qualcuno sa dirmi da che libro è tratto????

pleaseeeee


postato da: lybellula alle ore 21:07 | Permalink | commenti (6)
categoria:
mercoledì, 20 ottobre 2004

Benvenuti in Molvania

Un libro leggero, cosi leggero che più leggero non si può… ma anche estremamente divertente proprio per la sua illusoria serietà ed autorevolezza. Avendone sentito parlare da Beppe Severgnini alla radio, ero rimasto piacevolmente incuriosito, in quanto il libro è una guida, apparente serissima, su un paese totalmente inventato.

Gli autori Santo Cilauro, Tom Gleisner e Rob Sitch fanno parte di Working Dog, il più celebre gruppo satirico australiano e questo libro sta diventando un autentico fenomeno di culto, grazie anche ad una accurata traduzione che non scade di tono.

Originale, brillante, ironico, prende elegantemente in giro le tradizionali guide turistiche, offrendo una panoramica sulla Molvania (sottotitolo “una Terra mai raggiunta dai dentisti”), che letteralmente impediscono di restare seri a lungo.

Un Libro esilarante, quindi, che si può leggere dall’inizio alla fine o semplicemente sfogliare, corredato da foto gustose di per sé che diventano irresistibili leggendone la didascalia; ma per ancor meglio comprendere lo spirito sottilmente goliardico, ma mai volgare, di questo Libro occorre necessariamente ricorrere a qualche citazione

Imparare il molvano è una vera sfida. La Linguistik-Privataakademika di Lutenblag offre corsi estivi full immersion che, in dodici settimane, insegnano l’uso corretto del “triplo negativo” e la pronuncia di tredici consonanti mute.”

“Per gustare il pjokotaz tsalusky, nei ristoranti del nord della Molvanîa è considerato scortese chiedere le posate.”

“Ancora oggi, nei momenti di recessione economica, l’aglio viene accettato come moneta nazionale(soprattutto nell’Est del paese).”

Se queste citazioni Vi fanno ridere, o quanto meno sorridere, beh sarà il caso che andiate in libreria a procuravi una copia di questa Guida, o perderete questa fantastica esplorazione della Repubblica di Molvania e della splendida Capitale Lutenblag, con a sua magnifica rete tranviaria alimentata a gas, o delle montagne Postenvalj a sud, dove il viaggiatore avrà l'occasione di assaggiare un bicchierino di zeerstum (brandy d'aglio)…

postato da: Fiodor alle ore 10:03 | Permalink | commenti (1)
categoria:
sabato, 16 ottobre 2004
Lettura scorrevole e piacevole, letto tutto d'un fiato sarà perchè la storia di Babi e Step riesce a catturare l'attenzione del lettore e portarlo fino alla fine in un sol fiato.
Ci porta indietro negli anni tra gli adolescenti di oggi e le prime cotte da liceo.
Parti descrittive veramente molto curate sopratutto nei particolari, vestiti, canzoni del tutto contemporanee.
3 mt sopra il cielo è il posto in cui gli innamorati volano, sospesi nella loro nuvola felice scordandosi di tutto.
Ci racconta un po' la difficoltà e le problematiche tra due ragazzi del tutto differenti lei perfetta studente ad un passo dalla maturità calma e pacata, una figlia modello, lui teppista, picchiatore, che nn conosce il rispetto delle regole, terribilmente ribelle ma tanto bello, forse perchè ha pagato sulla sua pelle tanto dolore, e l'unico modo in cui sa reagire è questo, ma l'amore sa cambiare anche questo.. forse troppo tardi quando lei sarà già tra le braccia di un' altro....









postato da: Aurora.Sogna alle ore 10:09 | Permalink | commenti (3)
categoria:narrativa
lunedì, 11 ottobre 2004
" Quella cosa così bella era lei. Quando Yuko si ranicchiò sotto lo strapiombo roccio,lei era lì, davanti ai suoi occhi. Sembrava fragile come un sogno. Era una donna giovane, nuda e bionda, un'europea. Era morta. Riposava sotto un metro di ghiaccio" Giappone, fine Ottocento. Yuko, diciassettenne ribelle, lascia la famiglia per diventare poeta. Ma la sua poesia, dedicata interamente alla neve, è troppo bianca, e per imparare a darle colore Yuko deve seguire gli insegnamenti del vecchio poeta Saseki, ormai divenuto cieco. Saseki, attraverso il racconto della sua passione per Neve, una bellissima funambola venuta dall'Europa e somparsa prematuramante, insegna a Yuko la forza e la potenza dell'amore. Un raccontino breve. Una favola invernale. Una paoesia. Una ninna nanna.La parola " Neve" evoca in noi un'immagine di purezza,di limpidezza. E puro è anche questo breve romanzo di Fermine. Candido come un fiocco di neve, ma privo delle freddevva che la contraddistingue. Lieve e delicato come la neve che cade sugli alberi. Intenso.
postato da: Cecia alle ore 12:21 | Permalink | commenti (1)
categoria:narrativa
domenica, 03 ottobre 2004

Cronaca di una scorribanda in Iran, Asia centrale e Afghanistan. Anni trenta. Strano cominciare a parlare di un libro dicendo a cosa non bisogna fare caso. Per esempio, l'attenzione ossessiva del gentleman inglese per l'architettura: francamente stucchevole. Oppure, il saggio introduttivo, nell'edizione italiana, di Bruce Chatwin: viaggiatore quasi ostentato dal fighetto con pretesa di alternatività, in realtà prosatore che dice nulla, ma dice benissimo. Ecco, il libro di Byron probabilmente può essere definito come l'anti - Chatwin: mai nessuna concessione alla "filosofia del viaggio"; sugose descrizioni dei paesaggi che il buon Byron attraversa; fantastiche cronache degli incontri umani che si possono fare in quella zona dimenticata. Il narratore è un damerino che si adombra per il servizio ricevuto anche mentre si trova a contemplare le cime dell'Hindu Kush; pure, riesce ad arrivare a gradi impressionanti di empatia con i popoli che visita. Con gli afghani, soprattutto. Se avete un minimo di voglia di vedere l'Afghanistan, non leggete questo libro: vi costringerà a fare un biglietto per Kabul, e per adesso non è sicuro. Ma anche l'Iran è descritto come abitato dalla popolazione più buona del mondo, governata dal sovrano più idiota del mondo (ai tempi, il megalomane ricordato dalla storia come Reza Khan era al potere da circa dieci anni). E, infine, uno dei personaggi più belli della letteratura di viaggio di tutti i tempi: l'ambasciatore Afghano a Teheran, semplicemente un matto con dei modi di fare raffinati.

Leggetelo, se volete avere una buona infarinatura di chi sono veramente i persiani. Leggetelo anche per scoprire che una volta l'Afghanistan faceva invidia a tutti i suoi vicini, in quanto a progressi. E leggetelo per l'attitudine: quante persone simili a Byron per classe sociale e cultura, oggi, sarebbero disposti a visitare quei luoghi?

postato da: Cush alle ore 16:19 | Permalink | commenti (1)
categoria:
sabato, 02 ottobre 2004
Veronika tenta il suicidio, viene ricoverata in una clinica psichiatrica;
Non ha nessun motivo per rimanere li, perchè disturbi mentali in realtà non ne ha,
ha tentato di farla finita solo perchè la monotonia delle sue giornate e la sua aridità di emozioni le stavano strette.
Il dottore che la prende in cura, le dice che causa il sovradosaggio di farmaci lei ha solo pochi giorni di vita, poi il suo cuore cederà del tutto.
Inizia a cambiare qualcosa dentro di lei, guarda il mondo o meglio la realtà che la circonda con nuovi occhi guarda dentro se sotto una nuova prospettiva.
Con la consapevolezza di dover morire entro pochi giorni, ma con la voglia di fare e conoscere tantissime cose 
voglia di provare emozioni di fare  che non aveva mai fatto o detto solo perchè si era costretta a nn provarle..
Si lascia andare...
sprando di riuscire a fare tutto entro una settimana......
Il libro fa riflettere molto, sull'importanza della vita, sui limiti che ha volte ci impogniamo e ci costringiamo a rispettare,
inutilmente, perchè poi ci fanno star male.
Sulla follia che in minor o maggior dose c'è in tutti noi e vediamo come male, quando invece non lo è.


Come sempre P.Coelho, mi ha dato un'insegnamento prezioso, come in tutti i suoi libri, del resto.
..e di questo credo che una frase come "vivi ogni minuto come fosse l'ultimo" ci va veramente d'accordo.














postato da: Aurora.Sogna alle ore 10:28 | Permalink | commenti (3)
categoria:narrativa
venerdì, 01 ottobre 2004

Koba il Terribile

Martin Amis è da sempre uno dei miei scrittori preferiti, in quanto appartenente (come Foster Wallace) a quella esigua schiera di umani in grado di scrivere di e su qualsiasi cosa.

Il suo ultimo libro, capitatomi tra le mani nei settimanali pellegrinaggi alla mia Libreria preferita, è “Koba il Terribile”, Einaudi Editore, dove per Koba si intende Stalin, così come era chiamato dagli amici, leader amato e tuttavia sanguinario dittatore.

Amis affronta l’argomento non come storico, né come romanziere ma nella sua veste ‘reale’ di figlio di Kingsley Amis, romanziere anch'egli e amico dello storico Robert Conquest, (a cui non fu mai perdonato di aver scritto nel 1968 il più duro atto d'accusa sullo stalinismo, "Il Grande Terrore").

Con lo stile brillantemente caustico che lo contraddistingue, Martin si confronta idealmente con il padre, attraversando, quasi attonito, la lunga notte del comunismo, senza lasciare nella sua descrizione nulla all’immaginazione, senza tralasciare nessuno degli eventi tragici, grotteschi, ridicoli che hanno annientato la coscienza di un intero popolo.

Scrive Martin Amis: «all'interno dell'Urss, per tutto il quarto di secolo del suo regime, Stalin fu un leader estremamente popolare», popolarità indotta dal capillare indottrinamento che iniziava fin dalla più tenera età.

A questa popolarità si oppongono le narrazioni degli orrori dei gulag, i racconti delle carestie, gli assassinii, le torture e gli stermini, contrappuntati dagli aneddoti sulla personalità di Koba. Nessuno poteva considerarsi al sicuro: kulaki, ucraini, contadini, operai, e perfino gli stessi vertici del partito furono sterminati, in uno terrificante stato di polizia, in cui trionfavano violenze e terrore, come emerge dalle agghiaccianti descrizioni che Amis fornisce.

Perché, si chiede Amis, i crimini di Stalin sono stati giudicati in modo più indulgente rispetto a quelli di Hitler? Perché si scherzava sui Gulag e sulla Siberia, quando nessuno avrebbe riso di Auschwitz? La spiegazione potrebbe essere che i comunisti, al contrario di Hitler, inseguivano ideali di giustizia ed equità sociale? Non sta in piedi, equivarrebbe a dire che massacravano per il bene delle stesse vittime.

In conclusione, nessuna delle domande che Amis si pone per tutto il libro trova una risposte adeguata o sensata, ma una volta superato l’orrore, ci si trova a riflettere seriamente sulle convenienze politiche che hanno per anni nascosto tutte queste nefandezze.

postato da: Fiodor alle ore 10:08 | Permalink | commenti
categoria:saggistica