sabato, 19 febbraio 2005

(Più che una vera recensione, un consiglio di lettura.)

Storia di un ragazzo poco ordinario in una famiglia poco ordinaria. La calvizie c'entra davvero poco, più che altro si parla d' amour fou , di anatra alla pechinese, di una madre umorale, e di un pene ridicolamente piccolo.
Se vi svelassi anche solo parte della trama, vi rovinerei la sorpresa. Questo libro stesso è una sorpresa continua.
I personaggi, soprattutto, sono assurdi, spettacolari, caricaturali al punto di essere veri, le relazioni sballate e intensissime.

postato da: sunsibb alle ore 13:35 | Permalink | commenti (8)
categoria:narrativa
sabato, 20 novembre 2004

"Sono la regina degli angeli maldestri delle caldi notti sole di violini ascoltati.
Sono la regina del sottile sentire ansioso di angeli maldestri fragili gelsomini in fiore che passeggiano battendo ritmi che corrono dentro ferendo tremanti cuori in equilibrio sulla linea della mia inquieta lingua.
Sono la regina di angeli in attesa di dolce risveglio tra le braccia entriamo un po' respirando piano tra le braccia in attesa di giochi senza memoria dove vendersi e svendersi e poi dimenticare.
Cosa d'alta magia non ferirsi mai. "

 

La storia di Demon e Davi, due ragazze che vivono a 360° ed ad ogni estremo il sesso,
la vita, il luminal.
viaggi allucinanti come sempre emozionanti tra le parole di Isabella.
Non c'è molto altro da dire.. lo si può solo divorare voracemente.









postato da: Aurora.Sogna alle ore 12:35 | Permalink | commenti (9)
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mercoledì, 03 novembre 2004
Ti prendo e Ti porto via racconta una storia d'amore tra due ragazzini, Pietro e Gloria. Lui insicuro, famiglia che problematica è dire poco, vittima delle prese in giro dei bulletti di provincia*yo yo*. Lei bellissima, come Miss Italia, un po' superficiale ma adorabile. La loro storia. Ma anche la sotira del Biglia, il vincitore del trofeo come Cuccador*o qualcosa di simile* oltre 300 donne scopate in un'estate, di Flora, maestra delle media, bella ma chiusa in un suo mondo ai limiti della nevrosi, di Bruno Miele, poliziotto fin troppo zelante.... Ironico, Violento, commovente. Un libro che ti alscia dentro una grandissima dolcezza e un velo*velo?* di amarezza. Vorrei dire molto di più su questo libro quasi a ringraziarlo delle emozioni che mi ha concesso ma difficilmente riesco a spiegare i libri che amo. Posso sono parlarne con gli occhi a cuore e la voce che mi trema.
postato da: Cecia alle ore 21:54 | Permalink | commenti (6)
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sabato, 16 ottobre 2004
Lettura scorrevole e piacevole, letto tutto d'un fiato sarà perchè la storia di Babi e Step riesce a catturare l'attenzione del lettore e portarlo fino alla fine in un sol fiato.
Ci porta indietro negli anni tra gli adolescenti di oggi e le prime cotte da liceo.
Parti descrittive veramente molto curate sopratutto nei particolari, vestiti, canzoni del tutto contemporanee.
3 mt sopra il cielo è il posto in cui gli innamorati volano, sospesi nella loro nuvola felice scordandosi di tutto.
Ci racconta un po' la difficoltà e le problematiche tra due ragazzi del tutto differenti lei perfetta studente ad un passo dalla maturità calma e pacata, una figlia modello, lui teppista, picchiatore, che nn conosce il rispetto delle regole, terribilmente ribelle ma tanto bello, forse perchè ha pagato sulla sua pelle tanto dolore, e l'unico modo in cui sa reagire è questo, ma l'amore sa cambiare anche questo.. forse troppo tardi quando lei sarà già tra le braccia di un' altro....









postato da: Aurora.Sogna alle ore 10:09 | Permalink | commenti (3)
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lunedì, 11 ottobre 2004
" Quella cosa così bella era lei. Quando Yuko si ranicchiò sotto lo strapiombo roccio,lei era lì, davanti ai suoi occhi. Sembrava fragile come un sogno. Era una donna giovane, nuda e bionda, un'europea. Era morta. Riposava sotto un metro di ghiaccio" Giappone, fine Ottocento. Yuko, diciassettenne ribelle, lascia la famiglia per diventare poeta. Ma la sua poesia, dedicata interamente alla neve, è troppo bianca, e per imparare a darle colore Yuko deve seguire gli insegnamenti del vecchio poeta Saseki, ormai divenuto cieco. Saseki, attraverso il racconto della sua passione per Neve, una bellissima funambola venuta dall'Europa e somparsa prematuramante, insegna a Yuko la forza e la potenza dell'amore. Un raccontino breve. Una favola invernale. Una paoesia. Una ninna nanna.La parola " Neve" evoca in noi un'immagine di purezza,di limpidezza. E puro è anche questo breve romanzo di Fermine. Candido come un fiocco di neve, ma privo delle freddevva che la contraddistingue. Lieve e delicato come la neve che cade sugli alberi. Intenso.
postato da: Cecia alle ore 12:21 | Permalink | commenti (1)
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sabato, 02 ottobre 2004
Veronika tenta il suicidio, viene ricoverata in una clinica psichiatrica;
Non ha nessun motivo per rimanere li, perchè disturbi mentali in realtà non ne ha,
ha tentato di farla finita solo perchè la monotonia delle sue giornate e la sua aridità di emozioni le stavano strette.
Il dottore che la prende in cura, le dice che causa il sovradosaggio di farmaci lei ha solo pochi giorni di vita, poi il suo cuore cederà del tutto.
Inizia a cambiare qualcosa dentro di lei, guarda il mondo o meglio la realtà che la circonda con nuovi occhi guarda dentro se sotto una nuova prospettiva.
Con la consapevolezza di dover morire entro pochi giorni, ma con la voglia di fare e conoscere tantissime cose 
voglia di provare emozioni di fare  che non aveva mai fatto o detto solo perchè si era costretta a nn provarle..
Si lascia andare...
sprando di riuscire a fare tutto entro una settimana......
Il libro fa riflettere molto, sull'importanza della vita, sui limiti che ha volte ci impogniamo e ci costringiamo a rispettare,
inutilmente, perchè poi ci fanno star male.
Sulla follia che in minor o maggior dose c'è in tutti noi e vediamo come male, quando invece non lo è.


Come sempre P.Coelho, mi ha dato un'insegnamento prezioso, come in tutti i suoi libri, del resto.
..e di questo credo che una frase come "vivi ogni minuto come fosse l'ultimo" ci va veramente d'accordo.














postato da: Aurora.Sogna alle ore 10:28 | Permalink | commenti (3)
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sabato, 21 agosto 2004
Antonia e Chiara sono due donne completamente diverse: le loro esperienze di vita non hanno nulla in comune. La prima è una donna austera, arrogante, cinica, che ha consumato la sua vita nell’arte. La seconda è una madre di famiglia che ha congelato il suo sogno di diventare scrittrice accontentandosi di scrivere biografie.
Antonia sta per morire e vuole che qualcuno scriva di sè, così contatta Chiara. Chiara è affascinata da lei ma allo stesso tempo la ripudia, la detesta.
E’ vero, sono due donne diverse, che forse non potrebbero mai vivere le cose allo stesso modo, ognuna troppo presa nel proprio orgoglio e nelle sue convinzioni.
Ma tante volte bisogna ascoltare la vita degli altri per capire la propria e cercare di riviverla.
C’è un punto in cui le loro storie si incontrano ma Chiara cerca di sfuggirne, per paura.
Antonia la aiuterà a dare vita a quello che lei ha rimosso.

E’ un bellissimo romanzo sulla complicità femminile, che tante volte nasce appunto in persone così diverse tra loro ma che nonostante questo accettano di non giudicarsi a vicenda e cercano di confrontarsi per capirsi un po’ di più.

"disincarnarsi per trasformarsi in un altro. e per farlo, utilizzare le sue ossa, la sua carne, il suo sangue e le migliaia di immagini registrate nella sua materia grigia".
postato da: virginia.magnolia alle ore 17:46 | Permalink | commenti (2)
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giovedì, 05 agosto 2004

Romanzo che va benissimo da leggere in estate quando non sia ha voglia di letture impegnate
Lettura scorrevole,accattivante ironica.
La storia è coinvolgente anche dal punto di vista emotivo, ti trovi a leggere tutto d'un fiato le 400 pagine
per sapere come andrà a finire la storia di Cannie.
Cannie è una ragazza "abbondante", così la definisce il suoe ex ragazzo nella rubrica del giornale sul quale scrive.
*brava a letto*
Dopo questo evento possiamo dire che si sviluppa ed inizia la storia.
"grassa" "abbondante" di consegnuenza "non degna d'amore"
Questa è l'idea che C ha radicato dentro se stessa,
Perchè? perchè da piccola fu abbandonata da suo padre,
L'abbandono è il fulcro di tutto il suo dolore e rabbia che traspare leggendo il libro,
il risentimento e la visione distorta dell'amore.
Gli eventi si susseguono in modo impetuoso, ad ogni capitolo una novità, come se fosero delle mini avventure una concatenata dall' altra.
Per i curiosi come me è imperdibile, ho divorato il libro, per arrivare al finale..
decisamente romantico :)

















postato da: Aurora.Sogna alle ore 11:12 | Permalink | commenti
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giovedì, 29 luglio 2004

Come inizia:

"Sembra che l'invenzione degli scacchi sia legata ad un fatto di sangue.
Narra infatti una leggenda che quando il gioco fu presentato per la prima volta a corte il sultano volle premiare l'oscuro inventore esaudendo ogni suo desiderio.Questi chiese per sè un compenso apparentemente modesto,di avere cioè tanto grano quanto poteva risultare da una smeplice addizione: un chicco sulla prima delle sessantaquattro caselle,due chicchi sulla seconda,quattro sulla terza,e così via...
Ma quando il sultano,che aveva in un primo momento accettato di buon grado,si rese conto che a soddisfare una simile richiesta non sarebbero bastati i granai del suo regno e forse neppure quelli di tutta la terra,per togliersi dall'imbarazzo stimò opportuno tagliargli la testa.
La leggenda sottace il fatto che quel sovrano dovette pagare in seguito un prezzo ben maggiore:egli si appassionò al nuovo giocofino a smarrirne la ragione.L'esosità del mitico inventore,infatti,è pari solo a quella del gioco stesso."

La variante di Luneburg è una mossa di scacchi,è il filo conduttore di tutto il romanzo,è la chiave per comprendere una morte misteriosa e un omicidio apparentemente privo di movente.
Due vite, una lunghissima partita a scacchi,la cui posta in gioco è molto più alta del previsto.
Bellissimo romanzo anche per chi,come me,non capisce un'acca di schacchi.
"Ogni scelta implica, di per sè, l'abbandono di tutte le alternative.Se non fossimo costretti a scegliere saremmo immortali."







postato da: purple alle ore 10:07 | Permalink | commenti (3)
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domenica, 25 luglio 2004

Non è decisamente il solito Eco. Anzi, lo è. E’ una bella impresa tentare di definire un libro simile… al solito, c’è un mistero fitto come la nebbia ( e qui è proprio un paragone azzeccato) ed un protagonista che tenta di svelare l’arcano : se non che in questo caso l’arcano riguarda proprio lui stesso. Il nostro Giambattista detto Yambo, di professione libraio antiquario, in seguito ad un incidente perde la memoria, ma non è un amnesia totale : ricorda perfettamente tutto quello che ha imparato, cita libri, poeti, ma non ha più un solo ricordo che sia legato ad un'emozione. Non riconosce la sua famiglia, né gli amici, né le sue tante amanti, non ricorda nulla della sua infanzia.

La moglie decide allora di mandarlo nella casa della sua infanzia a cercare di recuperare la memoria tra gli oggetti che l’hanno creata, ma qui sopraggiunge un secondo incidente…

Non saprei se consigliarvi o meno questo libro : a me è piaciuto più per un motivo “sentimentale” che stilistico. Tutte le memorie di Yambo bambino sono le memorie dei miei genitori e dei miei zii, che me le hanno raccontate e trasmesse, senza contare che le mie insegnanti delle elementari - arzille suorine ordinate attorno agli anni 40 - mi hanno tirato su a forza di filastrocche e dettati tratti da sussidiari anteguerra, nonché di iterate letture del corriere dei piccoli di quegli anni. Le “misteriose fiamme” del ricordo che riaffiora, quelle sensazioni di stretta al cuore le ho provate anch’io, anche se i miei sono, possiamo dire, ricordi di seconda mano.
In sé questo romanzo non è malvagio : si fa leggere bene, è scorrevole e , cosa insolita, le prime pagine non rappresentano lo scoglio quasi insormontabile di quelle di un Baudolino e di un Nome della Rosa. Ma seppure il romanzo non sia nulla di eccezionale, ci sono dei passi che valgono tutto il libro, come la dissertazione sull’essenza fascista di Dio per bocca dell’anarchico Gragnola, l’epica scalata al Vallone e l’apoteosi finale, in bilico tra l’apocalissi biblica, i supereroi da fumetto, la processione dell’ultimo canto del purgatorio dantesco e le attricette da varietà.

postato da: sunsibb alle ore 11:03 | Permalink | commenti (1)
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sabato, 24 luglio 2004

Il libro è scritto in modo semplice;
Non ci sono gradi espressività letterarie
ed è strutturato sotto forma di diario.
L'argomento principale da cui partono gli avvenimenti ed inizia realmente la storia è la droga,
la vicenda inizia dopo aver assunto una sua prima dose ad una festa.
Alice una ragazza quindicenne,  giorno per giorno annota i suoi avvenimenti su questo diario.
All'inizio della storia, percepiamo una ragazza adolescente qualsiasi, qualche problema con ladieta,
la ricerca del vero amore, voti a scuola alti, ma qualcosa cambia, iniziano i primi problemi che l'adolecenza comporta,
i primi problemi, che dai genitori vengono ignorati,
Problemi per una ragazzina incomprensibili, sofferenza gratuita che non viene espressa.
Finchè un' giorno ad una festa Alice prova una nuovo mondo,
prova nuove sensazioni sulla sua pelle, trova la via più facile alla risoluzione dei suoi problemi,
Trova la medicina al suo "star male"
Il libro infondo parla del nostro quotidiano, parla schiettamente della realtà che ci circonda, della droga,
senza girarci intorno, senza chissà quali tragedie  drammatiche,
va dritto al punto, sputa violentemente in faccia la verità.
Questo libro penso che non dovrebbero leggerlo tanto i ragazzi ma proprio i genitori, così che capiscano che certi problemi,
certi malumori che magari il figlio ha dentro, non bisogna ignorarli, ma
cercare di parlarne, di aiutare e stare vicino.
Forse parlo un po' di parte perchè questo mondo l'ho vissuto anche io,
e le parole che Alice ha scritto, potrebero essere mie,
infondo lei cercava solo un' po' d'amore,
e comprensione.























postato da: Aurora.Sogna alle ore 15:42 | Permalink | commenti
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lunedì, 19 luglio 2004

Il solito, maledetto, meraviglioso Saramago. Libro che ho letto tra il treno di venerdì sera, una sonnolenta domenica pomeriggio, e il treno di domenica sera, libro letto a tradimento, ma che, come tutto ciò che esce dalla sua penna, mi ha tolto il sonno. Orrore assoluto descritto con dolcezza estrema, forse sono le migliori parole che si possano trovare per descriverlo.
La storia è questa : Cipriano Algor è un vasaio, che impasta, modella e cuoce con la figlia stovilie di terracotta nella fornace di famiglia, in un paesino alla periferia della Città, un incubo Orwelliano ad anelli dominato dal grande edificio del Centro. Il Centro ha tutto, compra tutto e vende tutto, niente concorrenza, i suoi clienti fanno il mercato, il Centro detta le regole, questo enorme fabbricato in perenne espansione stracolmo di centri commerciali e specchietti per le allodole, questo colombaio in cui ci sono centinaia di appartamenti che non possiedono nemmeno tutti una finestra verso l'esterno- finestra rigorosamente sigillata, chiaro, per via dell'aria condizionata. E questo Centro rifiuta a Cipriano la fornitura di stoviglie : alla terracotta, vera, solida, il mercato preferisce la plastica, leggera ed economica. Il Centro sintetico, artificale, impone il suo stile di vita, non resta nient'altro che arrendersi, e Cipriano, piccolo uomo cosciente dei propri limiti , si arrende.
Fin qui niente di orribile, vero, non almeno a prima vista. Ma aspettate che sotto al centro si trovi qualcosa di misterioso...

Qui gli stomaci ammessi sono anche quelli un po' più deboli, perchè l'orrore vero e profondo non è tanto quello delle situazioni, ma quello intellettuale, di un mondo in cui il mercato regola la vita, in cui è difficile trovare affetti sinceri che non siano dettati dall'interesse, in cui le cose vere, solide, concrete come la cara vecchia terracotta, non contano più nulla. L'orrore è realizzare che questo mondo sintetico, di solitudini intramontabili, di schiavi del consumo e dell'edonismo superficiale, di sorrisi di circostanza e troppe verità taciute, sia irrimediabilmente il nostro mondo. Un mondo che ti vende perfino da morto. Leggetelo. Davvero.



postato da: sunsibb alle ore 20:07 | Permalink | commenti (1)
categoria:narrativa
lunedì, 12 luglio 2004

Già il titolo. Una recensione, di suo. Diceva Eco che i titoli dovrebbero servire a confondere il lettore: beh, il caso non è questo. Qui siamo di fronte a un programma. Una dichiarazione di intenti. Si apre il libro, e già alle prime righe si viene assaliti da una durezza non normale. Altro che Palahniuk. La storia: Max Dembo, da otto anni nel penitenziario di San Quentin per una rapina a mano armata, esce pieno di progetti sulla sua nuova vita onesta. E' deciso a non rimettersi sulla cattiva strada. Il mondo, invece, è deciso a non dargli nemmeno una possibilità: un ex galeotto non trova lavoro molto facilmente. E Max Dembo, senza nemmeno tentarci troppo seriamente, si ributta tra le braccia della sua famiglia malavitosa. Progetta rapine, torna ad essere la faina violenta di una volta.

Fosse solo una storia di malavita, però, questo romanzo sarebbe proprio mediocre. Perchè è prevedibile dall'inizio alla fine, nel suo intreccio: rapine che vanno bene, poi quella che va male e che spinge il criminale alla fuga rocambolesca. No, il bello di Bunker non sta proprio nella storia. Semmai, nel suo realismo drammatico, che nella descrizione di personaggi e situazioni non si concede mai un tocco di romanticismo, nè di epicità, nè tanomeno di ironia. No: i fatti sono quelli. Il sangue che vedete scorrere, sembra suggerire Bunker (uno che in carcere per rapina c'è stato sul serio, e per diciotto anni), è vero, ha una sua consistenza. La discesa nella psicopatologia criminale. La consapevolezza che, se tutti i criminali sono pericolosi per la società, è altrettanto vero che la società li vuole così. La società necessita di criminali come Max Dembo.

Da leggere soprattutto in quei giorni quasi anarchici, quando le regole e l'autorità si rispettano ma si manderebbero volentieri a quel paese. Quando l'unica alternativa è prendere a botte il capo latrante di turno.

postato da: Cush alle ore 20:44 | Permalink | commenti (2)
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domenica, 11 luglio 2004

"Perché siamo diventati ciechi, Non lo so, forse un giorno si arriverà a conoscerne la ragione.Vuoi che ti dica cosa penso, Parla.Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo.Ciechi che vedono.Ciechi che, pur vedendo, non vedono".

In una citta senza nome e senza tempo preciso, inizia strisciando una terribile epidemia di cecità. Una cecità improvvisa, apparentemente immotivata e bianca, un "mare di latte".
In realtà questo libro tratta dei molteplici volti della stessa cecità, da quella dei politici corrotti e spaventati che fanno rinchiudere tutti i contagiati in un ex manicomio abbandonandoli a loro stessi, a tutte le piccole indifferenze che nella vita quotidiana si riservano al prossimo. L'unica che viene risparmiata dal contagio è , non a caso, al moglie dell'oculista, che ama il marito al punto da fingersi cieca pur di non lasciarlo solo. Ama, e continua a vedere, ma questa sua condizione di privilegiata diventa quasi una condanna quando dovrà resistere all'orrore selvaggio del manicomio-lager, dove si stupra per il cibo e si uccide senza rimorso.
In questo romanzo ci sono tutte le cecità del mondo : indifferenza, ignoranza, coercizione, indulgenza nei confronti dell'assenza di etica e morale. Insomma, una gran bella sveglia, a voler leggere tra le righe.
Avvertenza : sconsigliato a chi non è dotato di stomaco forte, alcune immagini sono davvero crude.


 





postato da: sunsibb alle ore 18:04 | Permalink | commenti (1)
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sabato, 10 luglio 2004

11 minuti stanno nel tempo che Maria, giovane brasiliana 23enne impiega per soddisfare i suoi clienti,
in quegli 11 minuti Maria si trasforma in due, tre donne diverse a seconda della persona che ha di fronte.
Tutto inizia quando lei nella sua prima vacanza fuori casa a Rio de janeiro incontra un signore svizzero che le propone di trasferirsi la per lavoro.
Quella era l'occasione che aveva sempre sognato, una nuova vita, e tanta fortuna, invece si trova in questo locale dove viene pagata il minimo indispensabile per vivere e i soldi per tornare a casa nn c'erano.
Lascia il posto dove lavora e cerca fortuna nel mondo della moda, spende i soldi rimasti facendo foto da lasciare in agenzie,
la prima chiamata fu quella di un uomo che la portò fuori con la scusa di una sfilata,
li Maria capìì che cercava solo sesso, si disse che infondo era solo una volta, e il salrio era ottimo,
quella fu la prima volta che andò con un "cliente"
Da quel giorno dentro ella cambiò qualcosa, si disse che infondo per un breve periodo avrebbe anche potuto fare quel lavoro,
e così fece, tanto a loro dava il suo corpo non la sua anima, non il suo amore..
finchè un giorno in un bar, incontrò un pittore..
Le cose cambiarono per Maria che si era ripromessa di non pensare più all' amore.
Beh il resto non lo racconto perchè è da leggere
La parte bella del libro sono le pagine di diario di Maria dove scrive le sue riflessioni, a volte toccanti, e molto forti,
vere profonde; il libro appassiona, e ti fa vivere momenti intensi, ti fa amare l'amore.
A me personalmente ha aiutato molto, perchè sono riuscita a capire e vedere l'amore sotto un' altra prospettiva.
Mi ha fatto venire la forza di amare ancora e di non arrendermi.

"Se nn penserò all'amore nn sarò nessuno"
Buona lettura




















postato da: Aurora.Sogna alle ore 02:05 | Permalink | commenti
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