venerdì, 19 novembre 2004

Mr. Nice è uno dei tanti nomi falsi usati dall'autore durante la sua carriera. Questa, infatti, non è una storia di finzione: pura verità, con tanto di giornali a corredo. Il buon Marks, intelligentone gallese, viene spedito a Oxford dai suoi genitori. Si laurea e comincia anche a fare il professore. Il problema è che nel frattempo Marks aveva sperimentato lo stile di vita sex drugs & rock'n'roll. A ventisei anni, abbandona la carriera di professore per spacciare Hashish. Riuscendo a diventare, in pochi anni, uno dei più grandi narcotrafficanti d'europa: ricercato in quattordici paesi su quattro continenti, movimenti di milioni di dollari, ingaggiato da CIA, Servizi Segreti Inglesi, IRA, Howard Marks ha sempre mantenuto alto il suo fascino e i suoi ideali non violenti. La sua attività lo ha portato a vivere a Bankok, Hong Kong, Islamabad.

Con una galleria di personaggi semplicemente esaltante (fantastico Jim McCann, autoproclamatisi leader del Provisional Ira, un irlandese matto, improbabile, playboy e furbo come una volpe), libro consigliato a chi vorrebbe gestire anche le vite altrui, cominciando con i discorsi etici e morali. Leggetelo.

postato da: Cush alle ore 11:21 | Permalink | commenti
categoria:saggistica
venerdì, 01 ottobre 2004

Koba il Terribile

Martin Amis è da sempre uno dei miei scrittori preferiti, in quanto appartenente (come Foster Wallace) a quella esigua schiera di umani in grado di scrivere di e su qualsiasi cosa.

Il suo ultimo libro, capitatomi tra le mani nei settimanali pellegrinaggi alla mia Libreria preferita, è “Koba il Terribile”, Einaudi Editore, dove per Koba si intende Stalin, così come era chiamato dagli amici, leader amato e tuttavia sanguinario dittatore.

Amis affronta l’argomento non come storico, né come romanziere ma nella sua veste ‘reale’ di figlio di Kingsley Amis, romanziere anch'egli e amico dello storico Robert Conquest, (a cui non fu mai perdonato di aver scritto nel 1968 il più duro atto d'accusa sullo stalinismo, "Il Grande Terrore").

Con lo stile brillantemente caustico che lo contraddistingue, Martin si confronta idealmente con il padre, attraversando, quasi attonito, la lunga notte del comunismo, senza lasciare nella sua descrizione nulla all’immaginazione, senza tralasciare nessuno degli eventi tragici, grotteschi, ridicoli che hanno annientato la coscienza di un intero popolo.

Scrive Martin Amis: «all'interno dell'Urss, per tutto il quarto di secolo del suo regime, Stalin fu un leader estremamente popolare», popolarità indotta dal capillare indottrinamento che iniziava fin dalla più tenera età.

A questa popolarità si oppongono le narrazioni degli orrori dei gulag, i racconti delle carestie, gli assassinii, le torture e gli stermini, contrappuntati dagli aneddoti sulla personalità di Koba. Nessuno poteva considerarsi al sicuro: kulaki, ucraini, contadini, operai, e perfino gli stessi vertici del partito furono sterminati, in uno terrificante stato di polizia, in cui trionfavano violenze e terrore, come emerge dalle agghiaccianti descrizioni che Amis fornisce.

Perché, si chiede Amis, i crimini di Stalin sono stati giudicati in modo più indulgente rispetto a quelli di Hitler? Perché si scherzava sui Gulag e sulla Siberia, quando nessuno avrebbe riso di Auschwitz? La spiegazione potrebbe essere che i comunisti, al contrario di Hitler, inseguivano ideali di giustizia ed equità sociale? Non sta in piedi, equivarrebbe a dire che massacravano per il bene delle stesse vittime.

In conclusione, nessuna delle domande che Amis si pone per tutto il libro trova una risposte adeguata o sensata, ma una volta superato l’orrore, ci si trova a riflettere seriamente sulle convenienze politiche che hanno per anni nascosto tutte queste nefandezze.

postato da: Fiodor alle ore 10:08 | Permalink | commenti
categoria:saggistica
giovedì, 05 agosto 2004

Commento stizzito standard: ecco il solito libro comunista che dice peste e corna degli Stati Uniti d’America. Ma noi dovremmo solo ringraziarli, per quello che hanno fatto. Colto sul serio in una libreria emiliana.

Non c’è dubbio, noi dobbiamo ringraziarli, gli Stati Uniti. Noi. Ci sono circa cinquanta nazioni, però, che sarebbero di parere lievemente diverso. Non sempre gli States sono stati buoni e gentili, quando si trattava di esportare democrazia. E non sempre hanno avuto a cuore le sorti dei popoli che andavano a liberare. Spesso e volentieri, infatti, hanno massacrato o sponsorizzato massacratori, fornito strumenti e uomini per massacrare, fornito alibi e appoggio a chi massacrava.

Tutto documentato nel libro di Blum. Il quale, ex funzionario del Dipartimento di Stato americano, poi fuoriuscito per protesta contro la guerra nel Vietnam, raccoglie in questo volume (“corposo” scriverebbe il NYT) il frutto dei suoi trent’anni di inchieste sulla politica estera americana. Una politica estera che, come chiarisce nell’introduzione, è sempre stata votata al potenziamento strategico degli Stati Uniti, all’espansione senza limiti in ogni angolo del mondo. Con un triste corollario: qualsiasi paese, qualsiasi popolo si fosse ribellato al volere del Governo USA, sarebbe stato rimesso in riga, con le buone o con le cattive. Senza nessun riguardo per il colore o il tipo di politica: bastava alzare la testa ed avere la pretesa di gestire da sé le proprie sorti, e si entrava automaticamente nella lista dei cattivi.

Gli esempi non mancano. In un lungo excursus storico che parte dalla fine della seconda guerra mondiale, Blum illustra, basandosi su documenti desecretati della Cia e del Dipartimento di Stato, l’ingerenza degli USA negli affari di una cinquantina di paesi, tra cui il colpo di Stato in Iran, l’insorgere della violenza in Guatemala, il consolidarsi delle milizie Taleb nell’Afghanistan occupato dai sovietici. Per finire a storie dei giorni nostri, poco raccontate ma non per questo meno inquietanti, come i quasi due milioni di morti in Iraq a causa di un embargo fin troppo soffocante o la sponsorizzazione della divisione etnica della Jugoslavia.

Da leggere per avere un punto di vista diverso sulla dottrina occidentale dell’intervento armato umanitario. Da tenere in casa e consultare come un’enciclopedia, per capire, attraverso i documenti stilati dai suoi funzionari e politici, in che modo l’America ha visto il suo ruolo nel mondo post-guerra fredda, e come continua ad agire tutt’oggi al di là dei proclami di guerra al terrorismo ed alle armi di distruzione di massa.

postato da: Cush alle ore 18:20 | Permalink | commenti (5)
categoria:saggistica